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	<title>Michelangelo &#187; Lucio Apuleio</title>
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		<title>prova_05</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 16:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Apuleio</dc:creator>
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<form class = "myForm" name="imgForm" target="_blank" action="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/testdm/buildForWebTest.php" method="post"><input type="hidden" name="img1" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_R.png"><input type="hidden" name="txt1" value="1529&vaiacapo;matita rossa&vaiacapo;penna&vaiacapo;acquerellature marroni&vaiacapo;mm 388&#215;558&vaiacapo;Firenze Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 14 A&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;All’inizio dell’anno 1529 si diffusero a Firenze notizie allarmanti secondo le quali il papa Medici Clemente VII si preparava a far tornare al potere con l&#8217;aiuto dell&#8217;esercito imperiale la sua famiglia cacciata dalla città il 17 maggio di due anni prima. Il Governo Popolare decise allora di completare le opere di difesa che intraprese ancora sotto i Medici nel 1526 erano rimaste incompiute. Fu creato un comitato i &#8220;Nove della Milizia&#8221; del quale fu chiamato a far parte&vaiacapo;Michelangelo che poco dopo sarebbe stato nominato &#8220;governatore e procuratore generale delle fortificazioni&#8221;. Investito di una carica così importante incoraggiato dalla stima dei concittadini e ben fermo nella fede repubblicana Michelangelo elaborò allora una serie di proposte di difesa per le porte delle mura che per la loro complessità e novità non furono però realizzate o lo furono in una minima parte oggi distrutta. È stato perciò possibile precisare questi suoi interventi solo attraverso lo studio degli straordinari fogli della Collezione della Casa Buonarroti. Questi progetti di fortificazione erano già noti alla corte di Luigi XIV perché studiati dal marchese di Vauban e furono poi variamente segnalati fin dall&#8217;inizio del nostro secolo; ma bisognò giungere a tempi assai più vicini a noi perché venissero pienamente valorizzati.&vaiacapo;Nonostante la breve durata della gloriosa ed effimera seconda repubblica fiorentina (1527-1530) i disegni di fortificazione che Michelangelo progettò per la difesa della città testimoniano momenti diversi del suo pensiero. In un primo gruppo di fogli si rivelano alcune incertezze e una ricerca non ancora completamente evasa né dal punto di vista stilistico né dal punto di vista funzionale situazione che rende difficile precisare a quale delle undici porte delle mura l’artista si riferisse. Seguirono ben presto motivi più fantasiosi e soprattutto più calibrati sul fine di fortificazione che si prefiggevano motivi che il disegno esposto illustra ottimamente. Qui la splendida “stella” del baluardo si inserisce con sicurezza nel fosso del deviato torrente Mugnone con una spiccata originalità e una vocazione dinamica pienamente coerenti con le contemporanee architetture michelangiolesche. Innegabili sono apparse agli esperti novità tattiche e strategiche di fogli come questi contenenti una potenziale validità operativa che senza dubbio i contemporanei dell&#8217;artista non riuscirono a scoprire.&vaiacapo;Suggestiva in proposito l’ipotesi di Argan e del tutto realistico il giudizio storico-politico che ne consegue: “Sembrano quasi un incredibile ex tempore i ventotto disegni di bastioni di Casa Buonarroti carichi d’avvampante furore e dirompente energia. Sono soltanto planimetrie ma non vanno considerati come studi preparatori in vista di una futura costruzione. Michelangelo sapeva che non sarebbero stati mai costruiti: non c’era il tempo né la volontà… Sarebbe tuttavia un errore considerare quei disegni come una sorta di avventura intellettuale in uno stato di eccitazione patriottica ma sostanzialmente isolata nel percorso della sua opera architettonica”.&vaiacapo;Sul verso del 14 A un “ricordo” (nota appunto) autografo porta la data del 25 luglio 1528. La datazione del recto all’anno seguente legata a considerazioni storiche non meraviglia chi tiene a mente l’uso e riuso della carta proprio del tempo anche a distanze cronologiche non brevi.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962 I p.136 n.108 pp.144-145 n.117; Pietro C. Marani Disegni di fortificazioni da Leonardo a Michelangelo catalogo della mostra in Casa Buonarroti Firenze 1984 pp.80-81 n.54; Giulio Carlo Argan e Bruno Contardi Michelangelo architetto Milano 1990 pp.145 202–209.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img2" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png"><input type="hidden" name="txt2" value="1525-1530 circa&vaiacapo;matita nera su pergamena&vaiacapo;controfondato&vaiacapo;160 x 120 mm&vaiacapo;Firenze Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 3 F&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;Sul controfondo del foglio sta scritto a matita: “Credesi il ritratto di Monna Ghita tessitrice fiorentina del sec. XVI. Non citato dal Berenson”. L’anonima iscrizione è da collocarsi dopo il 1903 anno di comparsa della prima edizione dei Drawings of Florentine Painters di Bernard Berenson dove in effetti non si trova menzione del disegno. L’annotazione suggerisce di riconoscere nella figura di vecchia la Monna Ghita protagonista di un episodio di eroismo durante la seconda Repubblica fiorentina: la vedova di mestiere setaiola rimasta nella storia per aver offerto alla Repubblica il proprio figlio sedicenne di nome Ciapo perché contribuisse alla difesa della città cinta d’assedio. Suggestiva ma improbabile l’ipotesi non appare consona alla natura del disegno e soprattutto in contrasto con la ben nota ritrosia dell’artista a eseguire ritratti.&vaiacapo;Il foglio ha goduto tra Otto e Novecento di autorevoli conferme circa la sua autografia; se ne sottolineavano le affinità da un lato con la Sibilla Cumana della Volta sistina dall’altro con le maschere della Sagrestia Nuova. Panofsky è il primo a rifiutare il nome di Michelangelo per ricondurre il foglio senza giustificazione stilistica alcuna ad Antonio Mini. Berenson nel 1938 prende in considerazione il disegno e lo esclude decisamente dagli autografi michelangioleschi. Il riferimento al Bachiacca suggerito dalla Barocchi trova giustificazione nella fisionomia che l’artista fiorentino aveva assunto negli anni cinquanta del secolo scorso nel pieno delle discussioni sul Manierismo: basta pensare che a lui furono assegnate le “teste divine” e perfino la Cleopatra (cfr. cat. 00). I modelli di teste femminili studiati da Michelangelo nei disegni destinati a Gherardo Perini intorno al 1525 definiti da Vasari “teste divine” mostrano soluzioni ornamentali altamente sofisticate non prive di analogie con il “segno prezioso e sottile” (Barocchi) di questo foglio. Proprio in prossimità delle “teste divine” è da collocare come suggeriva il Tolnay questo disegno. La vecchia con il capo avvolto in un panno e lo sguardo fortemente concentrato mostra notevoli analogie con quella che compare in basso a destra in uno dei tre celebri fogli con “teste divine” del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. L’intensificazione fisiognomica sembra far emergere un sostrato leonardesco: e ancora una volta il nome di Leonardo era stato evocato per il profilo di vecchio visibile sul verso della Cleopatra.&vaiacapo;Il disegno è vergato su pergamena supporto tutt’altro che comune nel corpus michelangiolesco.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Erwin Panofsky Kopie oder Fälschung. Ein Beitrag zur Kritik einiger Zeichnungen aus der Werkstatt Michelangelos in “Zeitschrift für bildende Kunst” N.F. LXI 1927-1928 p. 242; Bernard Berenson The Drawings of Florentine Painters 3 voll. Chicago 1938 II p. 226 n. 1655a; Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi. I disegni dell’Archivio Buonarroti 3 voll. Firenze 1962-1964 pp. 240-241 n. 190; Charles de Tolnay Corpus dei disegni di Michelangelo 4 voll. Novara 1975-1980 II p. 91 n. 309.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img3" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_211 copia.png"><input type="hidden" name="txt3" value=""><input type="hidden" name="img4" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_128 A.png"><input type="hidden" name="txt4" value=""><input type="hidden" name="img5" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_V.png"><input type="hidden" name="txt5" value="sapeva che non sarebbero stati mai costruiti: non c’era il tempo né la volontà… Sarebbe tuttavia un errore considerare quei disegni come una sorta di avventura intellettuale in uno stato di eccitazione patriottica ma sostanzialmente isolata nel percorso della sua opera architettonica”.&vaiacapo;Sul verso del 14 A un “ricordo” (nota appunto) autografo porta la data del 25 luglio 1528. La datazione del recto all’anno seguente legata a considerazioni storiche non meraviglia chi tiene a mente l’uso e riuso della carta proprio del tempo anche a distanze cronologiche non brevi.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962 I p.136 n.108 pp.144-145 n.117; Pietro C. Marani Disegni di fortificazioni da Leonardo a Michelangelo catalogo della mostra in Casa Buonarroti Firenze 1984 pp.80-81 n.54; Giulio Carlo Argan e Bruno Contardi Michelangelo architetto Milano 1990 pp.145 202–209.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img6" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0012_F_R.png"><input type="hidden" name="txt6" value="1511 circa&vaiacapo;matita rossa&vaiacapo;mm 157&#215;218&vaiacapo;Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 12 F&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;Sull’attribuzione a Michelangelo di questo foglio non si è ancora concluso il dibattito; è certo però il collegamento dei suoi contenuti con la &#8220;Crocifissione di Aman&#8221; che occupa il centro di uno dei pennacchi della Volta Sistina. Michelangelo si discosta dalla tradizione vetero-testamentaria decidendo di raffigurare il personaggio non affisso a un palo bensì crocifisso con una drammatica accentuazione della giustezza della sua punizione. La storia di Aman è narrata nella Bibbia nel Libro di Ester. Primo ministro del sovrano achemenide Assuero Aman organizzò una persecuzione antiebraica ma venne smascherato e giustiziato insieme con i suoi figli e i suoi sostenitori. Nell’episodio rappresentato nella Volta in analogia con quanto avviene negli altri pennacchi (&#8220;Giuditta e Oloferne&#8221; &#8220;David e Golia&#8221; &#8220;Il serpente di bronzo&#8221;) Michelangelo rappresenta un momento di difficoltà per il popolo ebreo poi felicemente superato.&vaiacapo;&vaiacapo;Nel nostro 12 F compare sulla destra una figura pensosa intenta a leggere: evidente è il rapporto con il personaggio nella stessa posizione che si vede nella Volta accanto al letto dove giace il re Assuero. Il braccio teso con la mano ripassata parzialmente a penna che occupa il centro del foglio corrisponde al braccio destro della figura di giovane vestito di giallo che nello stesso episodio sta scendendo le scale. Merita di essere segnalato il fatto che nell’affresco sistino il braccio è ricoperto dall’abito mentre nel disegno è nudo. La mano nell’angolo inferiore sinistro del foglio è una ripetizione della mano sinistra della figura intenta a leggere collocata sulla destra del foglio stesso.&vaiacapo;&vaiacapo;La punizione di Aman è nell&#8217;ambito degli studi per la Volta l’episodio al quale è connesso il maggior numero di materiale grafico superstite. Il fatto acquista un significato abbastanza interessante se si tiene presente la grande quantità di disegni andati perduti in gran parte distrutti dal Maestro particolarmente nell’estrema vecchiaia: la mole di studi esistente in questo caso può suggerire quanto intensa dovette sempre essere la preparazione grafica che accompagnava le invenzioni dell&#8217;artista.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img7" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/AB_XIII_46_R.png"><input type="hidden" name="txt7" value="1544 circa&vaiacapo;penna&vaiacapo;mm 255&#215;183&vaiacapo;Firenze Archivio Buonarroti&vaiacapo;XIII 46&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;Se dal cor lieto divien bello il volto&vaiacapo;dal tristo il brutto; e se donna aspra e bella&vaiacapo;il fa chi fie ma&#8217; quella&vaiacapo;che non arda di me com&#8217;io di lei?&vaiacapo;Po&#8217; c&#8217;a destinguer molto&vaiacapo;dalla mie chiara stella&vaiacapo;da bello a bel fur fatti gli occhi mei&vaiacapo;contr&#8217;a sé fa costei&vaiacapo;non men crudel che spesso&vaiacapo;dichi: &#8211; Dal cor mie smorto il volto viene. -&vaiacapo;Che s&#8217;altri fa se stesso&vaiacapo;pingendo donna in quella&vaiacapo;che farà poi se sconsolato il tiene?&vaiacapo;Dunc&#8217;ambo n&#8217;arien bene&vaiacapo;ritrarla col cor liero e &#8216;l viso asciutto:&vaiacapo;sé farie bella e me non farie brutto."><input type="hidden" name="img8" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0058_F_R.png"><input type="hidden" name="txt8" value="&vaiacapo;penna&vaiacapo;mm 74 x 73&vaiacapo;Firenze Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 58 F&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;La Collezione di disegni di Michelangelo della Casa Buonarroti comprende sei studi a penna di Michelangelo che formano insieme a un foglio dell’Ashmolean Museum di Oxford un gruppo unitario sulla cui cronologia e destinazione sono state espresse opinioni diverse senza che peraltro mai si dubitasse della loro autografia. Secondo Paola Barocchi dai sei fogli traspare un “classicismo ritmico e dinamico a contorni sicuri e suggestivi” che potrebbe permettere di datarli stilisticamente all’incirca al 1516; ma a gran parte della critica questa datazione è apparsa precoce. Gli studiosi concordano se non altro nel riconoscervi dei suggerimenti destinati da Michelangelo ad amici artisti. Ricordiamo a questo proposito che fa parte della veritiera leggenda dell’artista una maniera assai speciale di dimostrare generosità verso gli amici: fin dagli anni della prima gioventù lo vediamo infatti impegnato a fornire cartoni o modelli a chi gli sta accanto. Questo è un non trascurabile filo conduttore dell’intera carriera di Michelangelo che passa le sue mirabili invenzioni sia a grandi artisti da Sebastiano del Piombo al Pontormo sia a personaggi minori a cui però lo legano rapporti di amicizia e benevolenza.&vaiacapo;Infatti parte della critica mette in rapporto questo nucleo di disegni con la Trasfigurazione commissionata nel 1516 a Sebastiano del Piombo per la Cappella Borgherini nella chiesa di San Pietro in Montorio a Roma; altri studiosi collegano più credibilmente questi fogli con il Martirio di Santa Caterina eseguito da Giuliano Bugiardini per la chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. Entrambi gli artisti pur di livello molto diverso furono legati da lunga amicizia con Michelangelo: mentre nel grande pittore veneziano Sebastiano Luciani (giunto a Roma nel 1511 e detto poi del Piombo per aver assunto nel 1531 la carica di piombatore pontificio) Michelangelo trovò un prezioso alleato nella rivalità che lo oppose al partito di Raffaello e dei suoi seguaci con Bugiardini il rapporto si basava su di un’amicizia nata in età adolescenziale e non interrotta dal passare degli anni. Sarà proprio Giuliano Bugiardini a ritrarre Michelangelo al lavoro in una delle poche immagini dal vivo del grande artista.&vaiacapo;Non esistono corrispondenze puntuali tra le figure schizzate in questo gruppo di fogli e quelle che compaiono nella Trasfigurazione e nel Martirio di Santa Caterina; tuttavia appare più verosimile come per primo suggerì Henry Thode il collegamento con la grande tavola di Santa Maria Novella. Basti dire che nella lunetta di Sebastiano in San Pietro in Montorio i tre Apostoli che assistono immobili al rivelarsi della natura divina del Cristo sono collocati due all’estrema sinistra della scena e uno all’estrema destra; al contrario negli schizzi di Michelangelo le figure sono rappresentate tutte vicine tra loro e percorse da una violenta agitazione. Una situazione espressiva del genere si attaglia meglio ai soldati sgomenti che occupano il primo piano della pala del Bugiardini dove l’angelo che libera Santa Caterina dalla ruota della tortura dà vita a una serie di reazioni emotive. D’altronde lo stesso Vasari ricorda il coinvolgimento di Michelangelo in questa impresa che fu commissionata al Bugiardini da Palla Rucellai e che era destinata fin dall’origine alla cappella che la famiglia possedeva in Santa Maria Novella. La realizzazione della pala conclusa intorno al 1540 impegnò l’autore per più di dodici anni. Oltre a Michelangelo anche lo scultore Nicolò Tribolo gli venne in aiuto fornendogli dei modelli tridimensionali perché potesse meglio studiare la distribuzione delle luci e delle ombre.&vaiacapo;La collaborazione di Michelangelo comprese sempre secondo il Vasari anche un intervento diretto sulla pala e si deve collocare cronologicamente prima del trasferimento definitivo dell’artista a Roma avvenuto nel settembre del 1534. Vanno in questa direzione le evidenti consonanze tra le figure dei soldati in primo piano nella pala del Bugiardini e alcune figure del Giudizio Finale della Cappella Sistina commissionato a Michelangelo nella primavera del 1534 quando il Maestro era ancora a Firenze. Di qui la datazione al 1534 qui accettata per i fogli della Casa Buonarroti.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Johannes Wilde Italian Drawings in the Department of Prints and Drawings in the British Museum. Michelangelo and his Studio London 1953 pp.86-87; Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi Firenze 1962 pp.155-160 nn.125-129; Michael Hirst Sebastiano del Piombo Oxford 1981 pp.58-59; Laura Pagnotta Giuliano Bugiardini Torino 1987 pp.70-72 222-223 n.70; Tullia Carratù in Disegni di Leonardo Michelangelo Raffaello catalogo della mostra a cura di Claudio Strinati Matsumoto-Sapporo 2002 pp.94-95 nn. M.10-13.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img9" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0016_F_R.png"><input type="hidden" name="txt9" value="1525 circa&vaiacapo;matita nera&vaiacapo;mm 147&#215;100&vaiacapo;Firenze Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 16 F&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;Secondo il racconto del Vasari e altre testimonianze di contemporanei Lorenzo il Magnifico aveva radunato parte delle proprie collezioni artistiche soprattutto di antichità in un suo giardino che si affacciava sulla fiorentina Piazza San Marco affidandone la custodia a Bertoldo di Giovanni raro scultore che divenne maestro di tutta una generazione. Infatti il Giardino – donde la sua peculiarità rispetto alle coeve collezioni di antichità a Firenze e altrove – fu una vera e propria palestra per l’esercitazione di giovani ingegni. Qui Michelangelo come si sa lavorò ai suoi primi capolavori la distante e mirabilmente assorta Madonna della scala e la Battaglia dei centauri il prodigioso rilievo all’antica al quale ancora attendeva quando Lorenzo venne a morte. Nasce dunque molto precocemente nell’artista quella predilezione per l’antico che accompagnerà la sua carriera sino alla fine.&vaiacapo;La nutrita serie di studi michelangioleschi da antiche raffigurazioni scultoree della dea Venere di cui fanno parte questi due disegni – uno con una sola figura mentre nell’altro lo stesso soggetto appare due volte ripreso dai due fianchi &#8211; conferma questa predilezione attraversando un arco cronologico abbastanza ampio che dagli anni della prima giovinezza giunge per lo meno agli anni della maturità. Gli esempi giovanili si caratterizzano per una insistita ed efficace notomia (e in questo caso la critica cita il celebre foglio conservato presso il Musée Condé di Chantilly inv.29 che non a caso è stato realizzato a penna con una tecnica cioè che già la Barocchi definisce “ferreo tratto”); le nostra Veneri invece si collocano cronologicamente nelle meditazioni anatomiche della Sagrestia Nuova e sono caratterizzati da uno studio del marmo antico più sensibile ed allentato raggiunto con l’aiuto della tecnica più libera e morbida che consente l’uso della matita.&vaiacapo;Può essere istruttivo anche un altro confronto spesso considerato dalla critica: si tratta questa volta di un’opera di altra tecnica il bozzetto in terracotta chiara della Casa Buonarroti (inv. 193) il cui soggetto è un nudo femminile attribuito a Michelangelo anche per la sua sostanziale contiguità stilistica con la Notte e l’Aurora della Sagrestia Nuova.&vaiacapo;Nel 1953 Johannes Wilde riconobbe in due disegni del British Museum raffiguranti una statua antica di Venere ripresa frontalmente in un caso e di schiena nell’altro lo stesso antico modello dal quale erano stati copiati i nostri due fogli.. Un’analisi comparata permise al Wilde di affacciare l’ipotesi che i quattro pezzi costituissero in origine un unico foglio: si tratta di una proposta convincente ripresa infatti nel 1976 dal Tolnay e nel 2002 da Paul Joannides.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Johannes Wilde Italian Drawings in the Department of Prints and Drawings in the British Museum. Michelangelo and his Sudio London 1953 pp.79-80;Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962-1964 I pp.91-92 n.69; Charles de Tolnay Corpus dei disegni di Michelangelo 4 voll. Novara 1975-1980 II p.53 n.234 Paul Joannides in Venere e Amore. Michelangelo e la nuova bellezza ideale catalogo della mostra a cura di Franca Falletti e Jonathan K. Nelson Firenze 2002 pp.150-151 nn.2-5.&vaiacapo;"><input type="submit" class = "myButton" value=""></form>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=867"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0014_A_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=867">Studio di fortificazione per la Porta al Prato di Ognissanti (R)</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=789"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0003_F_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=789">Testa di vecchia</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3841"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_211 copia.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="D_211 copia" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3841">D_211 copia</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3829"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_128 A.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="D_128 A" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3829">D_128 A</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=870"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_V.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0014_A_V" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=870">Studio di fortificazioni per la Porta al Prato di Ognissanti (V)</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=863"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0012_F_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0012_F_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=863">Studi di figura per la &#8220;Punizione di Aman&#8221; nella Volta Sistina</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=898"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/AB_XIII_46_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="AB_XIII_46_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=898">Se dal cor lieto divien bello il volto</a></p>
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<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=902">Studio di figure in movimento</a></p>
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<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=872">Studio da una Venere antica</a></p>
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		<title>prova_04</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 15:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Apuleio</dc:creator>
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Fu creato un comitato i &#8220;Nove della Milizia&#8221; del quale fu chiamato a far parte&vaiacapo;Michelangelo che poco dopo sarebbe stato nominato &#8220;governatore e procuratore generale delle fortificazioni&#8221;. Investito di una carica così importante incoraggiato dalla stima dei concittadini e ben fermo nella fede repubblicana Michelangelo elaborò allora una serie di proposte di difesa per le porte delle mura che per la loro complessità e novità non furono però realizzate o lo furono in una minima parte oggi distrutta. È stato perciò possibile precisare questi suoi interventi solo attraverso lo studio degli straordinari fogli della Collezione della Casa Buonarroti. Questi progetti di fortificazione erano già noti alla corte di Luigi XIV perché studiati dal marchese di Vauban e furono poi variamente segnalati fin dall&#8217;inizio del nostro secolo; ma bisognò giungere a tempi assai più vicini a noi perché venissero pienamente valorizzati.&vaiacapo;Nonostante la breve durata della gloriosa ed effimera seconda repubblica fiorentina (1527-1530) i disegni di fortificazione che Michelangelo progettò per la difesa della città testimoniano momenti diversi del suo pensiero. In un primo gruppo di fogli si rivelano alcune incertezze e una ricerca non ancora completamente evasa né dal punto di vista stilistico né dal punto di vista funzionale situazione che rende difficile precisare a quale delle undici porte delle mura l’artista si riferisse. Seguirono ben presto motivi più fantasiosi e soprattutto più calibrati sul fine di fortificazione che si prefiggevano motivi che il disegno esposto illustra ottimamente. Qui la splendida “stella” del baluardo si inserisce con sicurezza nel fosso del deviato torrente Mugnone con una spiccata originalità e una vocazione dinamica pienamente coerenti con le contemporanee architetture michelangiolesche. Innegabili sono apparse agli esperti novità tattiche e strategiche di fogli come questi contenenti una potenziale validità operativa che senza dubbio i contemporanei dell&#8217;artista non riuscirono a scoprire.&vaiacapo;Suggestiva in proposito l’ipotesi di Argan e del tutto realistico il giudizio storico-politico che ne consegue: “Sembrano quasi un incredibile ex tempore i ventotto disegni di bastioni di Casa Buonarroti carichi d’avvampante furore e dirompente energia. Sono soltanto planimetrie ma non vanno considerati come studi preparatori in vista di una futura costruzione. Michelangelo sapeva che non sarebbero stati mai costruiti: non c’era il tempo né la volontà… Sarebbe tuttavia un errore considerare quei disegni come una sorta di avventura intellettuale in uno stato di eccitazione patriottica ma sostanzialmente isolata nel percorso della sua opera architettonica”.&vaiacapo;Sul verso del 14 A un “ricordo” (nota appunto) autografo porta la data del 25 luglio 1528. La datazione del recto all’anno seguente legata a considerazioni storiche non meraviglia chi tiene a mente l’uso e riuso della carta proprio del tempo anche a distanze cronologiche non brevi.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962 I p.136 n.108 pp.144-145 n.117; Pietro C. Marani Disegni di fortificazioni da Leonardo a Michelangelo catalogo della mostra in Casa Buonarroti Firenze 1984 pp.80-81 n.54; Giulio Carlo Argan e Bruno Contardi Michelangelo architetto Milano 1990 pp.145 202–209.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img2" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png"><input type="hidden" name="txt2" value="1525-1530 circa&vaiacapo;matita nera su pergamena&vaiacapo;controfondato&vaiacapo;160 x 120 mm&vaiacapo;Firenze Casa Buonarroti&vaiacapo;inv. 3 F&vaiacapo;&vaiacapo;&vaiacapo;Sul controfondo del foglio sta scritto a matita: “Credesi il ritratto di Monna Ghita tessitrice fiorentina del sec. XVI. Non citato dal Berenson”. L’anonima iscrizione è da collocarsi dopo il 1903 anno di comparsa della prima edizione dei Drawings of Florentine Painters di Bernard Berenson dove in effetti non si trova menzione del disegno. L’annotazione suggerisce di riconoscere nella figura di vecchia la Monna Ghita protagonista di un episodio di eroismo durante la seconda Repubblica fiorentina: la vedova di mestiere setaiola rimasta nella storia per aver offerto alla Repubblica il proprio figlio sedicenne di nome Ciapo perché contribuisse alla difesa della città cinta d’assedio. Suggestiva ma improbabile l’ipotesi non appare consona alla natura del disegno e soprattutto in contrasto con la ben nota ritrosia dell’artista a eseguire ritratti.&vaiacapo;Il foglio ha goduto tra Otto e Novecento di autorevoli conferme circa la sua autografia; se ne sottolineavano le affinità da un lato con la Sibilla Cumana della Volta sistina dall’altro con le maschere della Sagrestia Nuova. Panofsky è il primo a rifiutare il nome di Michelangelo per ricondurre il foglio senza giustificazione stilistica alcuna ad Antonio Mini. Berenson nel 1938 prende in considerazione il disegno e lo esclude decisamente dagli autografi michelangioleschi. Il riferimento al Bachiacca suggerito dalla Barocchi trova giustificazione nella fisionomia che l’artista fiorentino aveva assunto negli anni cinquanta del secolo scorso nel pieno delle discussioni sul Manierismo: basta pensare che a lui furono assegnate le “teste divine” e perfino la Cleopatra (cfr. cat. 00). I modelli di teste femminili studiati da Michelangelo nei disegni destinati a Gherardo Perini intorno al 1525 definiti da Vasari “teste divine” mostrano soluzioni ornamentali altamente sofisticate non prive di analogie con il “segno prezioso e sottile” (Barocchi) di questo foglio. Proprio in prossimità delle “teste divine” è da collocare come suggeriva il Tolnay questo disegno. La vecchia con il capo avvolto in un panno e lo sguardo fortemente concentrato mostra notevoli analogie con quella che compare in basso a destra in uno dei tre celebri fogli con “teste divine” del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. L’intensificazione fisiognomica sembra far emergere un sostrato leonardesco: e ancora una volta il nome di Leonardo era stato evocato per il profilo di vecchio visibile sul verso della Cleopatra.&vaiacapo;Il disegno è vergato su pergamena supporto tutt’altro che comune nel corpus michelangiolesco.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Erwin Panofsky Kopie oder Fälschung. Ein Beitrag zur Kritik einiger Zeichnungen aus der Werkstatt Michelangelos in “Zeitschrift für bildende Kunst” N.F. LXI 1927-1928 p. 242; Bernard Berenson The Drawings of Florentine Painters 3 voll. Chicago 1938 II p. 226 n. 1655a; Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi. I disegni dell’Archivio Buonarroti 3 voll. Firenze 1962-1964 pp. 240-241 n. 190; Charles de Tolnay Corpus dei disegni di Michelangelo 4 voll. Novara 1975-1980 II p. 91 n. 309.&vaiacapo;"><input type="submit" class = "myButton" value=""></form>
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<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=867">Studio di fortificazione per la Porta al Prato di Ognissanti (R)</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=789"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0003_F_R" /></a>
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		<title>prova_03</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Apuleio</dc:creator>
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Fu creato un comitato i &#8220;Nove della Milizia&#8221; del quale fu chiamato a far parte&vaiacapo;Michelangelo che poco dopo sarebbe stato nominato &#8220;governatore e procuratore generale delle fortificazioni&#8221;. Investito di una carica così importante incoraggiato dalla stima dei concittadini e ben fermo nella fede repubblicana Michelangelo elaborò allora una serie di proposte di difesa per le porte delle mura che per la loro complessità e novità non furono però realizzate o lo furono in una minima parte oggi distrutta. È stato perciò possibile precisare questi suoi interventi solo attraverso lo studio degli straordinari fogli della Collezione della Casa Buonarroti. Questi progetti di fortificazione erano già noti alla corte di Luigi XIV perché studiati dal marchese di Vauban e furono poi variamente segnalati fin dall&#8217;inizio del nostro secolo; ma bisognò giungere a tempi assai più vicini a noi perché venissero pienamente valorizzati.&vaiacapo;Nonostante la breve durata della gloriosa ed effimera seconda repubblica fiorentina (1527-1530) i disegni di fortificazione che Michelangelo progettò per la difesa della città testimoniano momenti diversi del suo pensiero. In un primo gruppo di fogli si rivelano alcune incertezze e una ricerca non ancora completamente evasa né dal punto di vista stilistico né dal punto di vista funzionale situazione che rende difficile precisare a quale delle undici porte delle mura l’artista si riferisse. Seguirono ben presto motivi più fantasiosi e soprattutto più calibrati sul fine di fortificazione che si prefiggevano motivi che il disegno esposto illustra ottimamente. 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Michelangelo sapeva che non sarebbero stati mai costruiti: non c’era il tempo né la volontà… Sarebbe tuttavia un errore considerare quei disegni come una sorta di avventura intellettuale in uno stato di eccitazione patriottica ma sostanzialmente isolata nel percorso della sua opera architettonica”.&vaiacapo;Sul verso del 14 A un “ricordo” (nota appunto) autografo porta la data del 25 luglio 1528. La datazione del recto all’anno seguente legata a considerazioni storiche non meraviglia chi tiene a mente l’uso e riuso della carta proprio del tempo anche a distanze cronologiche non brevi.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962 I p.136 n.108 pp.144-145 n.117; Pietro C. 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L’annotazione suggerisce di riconoscere nella figura di vecchia la Monna Ghita protagonista di un episodio di eroismo durante la seconda Repubblica fiorentina: la vedova di mestiere setaiola rimasta nella storia per aver offerto alla Repubblica il proprio figlio sedicenne di nome Ciapo perché contribuisse alla difesa della città cinta d’assedio. Suggestiva ma improbabile l’ipotesi non appare consona alla natura del disegno e soprattutto in contrasto con la ben nota ritrosia dell’artista a eseguire ritratti.&vaiacapo;Il foglio ha goduto tra Otto e Novecento di autorevoli conferme circa la sua autografia; se ne sottolineavano le affinità da un lato con la Sibilla Cumana della Volta sistina dall’altro con le maschere della Sagrestia Nuova. Panofsky è il primo a rifiutare il nome di Michelangelo per ricondurre il foglio senza giustificazione stilistica alcuna ad Antonio Mini. Berenson nel 1938 prende in considerazione il disegno e lo esclude decisamente dagli autografi michelangioleschi. Il riferimento al Bachiacca suggerito dalla Barocchi trova giustificazione nella fisionomia che l’artista fiorentino aveva assunto negli anni cinquanta del secolo scorso nel pieno delle discussioni sul Manierismo: basta pensare che a lui furono assegnate le “teste divine” e perfino la Cleopatra (cfr. cat. 00). I modelli di teste femminili studiati da Michelangelo nei disegni destinati a Gherardo Perini intorno al 1525 definiti da Vasari “teste divine” mostrano soluzioni ornamentali altamente sofisticate non prive di analogie con il “segno prezioso e sottile” (Barocchi) di questo foglio. Proprio in prossimità delle “teste divine” è da collocare come suggeriva il Tolnay questo disegno. La vecchia con il capo avvolto in un panno e lo sguardo fortemente concentrato mostra notevoli analogie con quella che compare in basso a destra in uno dei tre celebri fogli con “teste divine” del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. 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		<title>prova_02</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 13:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Apuleio</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>prova_02<br />
<form class = "myForm" name="imgForm" target="_blank" action="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/testdm/buildForWebTest.php" method="post"><input type="hidden" name="img1" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_77 A.png"><input type="hidden" name="txt1" value=""><input type="hidden" name="img2" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_R.png"><input type="hidden" name="txt2" value="sapeva che non sarebbero stati mai costruiti: non c’era il tempo né la volontà… Sarebbe tuttavia un errore considerare quei disegni come una sorta di avventura intellettuale in uno stato di eccitazione patriottica ma sostanzialmente isolata nel percorso della sua opera architettonica”.&vaiacapo;Sul verso del 14 A un “ricordo” (nota appunto) autografo porta la data del 25 luglio 1528. La datazione del recto all’anno seguente legata a considerazioni storiche non meraviglia chi tiene a mente l’uso e riuso della carta proprio del tempo anche a distanze cronologiche non brevi.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi 3 voll. Firenze 1962 I p.136 n.108 pp.144-145 n.117; Pietro C. Marani Disegni di fortificazioni da Leonardo a Michelangelo catalogo della mostra in Casa Buonarroti Firenze 1984 pp.80-81 n.54; Giulio Carlo Argan e Bruno Contardi Michelangelo architetto Milano 1990 pp.145 202–209.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img3" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png"><input type="hidden" name="txt3" value="del sec. XVI. Non citato dal Berenson”. L’anonima iscrizione è da collocarsi dopo il 1903 anno di comparsa della prima edizione dei Drawings of Florentine Painters di Bernard Berenson dove in effetti non si trova menzione del disegno. L’annotazione suggerisce di riconoscere nella figura di vecchia la Monna Ghita protagonista di un episodio di eroismo durante la seconda Repubblica fiorentina: la vedova di mestiere setaiola rimasta nella storia per aver offerto alla Repubblica il proprio figlio sedicenne di nome Ciapo perché contribuisse alla difesa della città cinta d’assedio. Suggestiva ma improbabile l’ipotesi non appare consona alla natura del disegno e soprattutto in contrasto con la ben nota ritrosia dell’artista a eseguire ritratti.&vaiacapo;Il foglio ha goduto tra Otto e Novecento di autorevoli conferme circa la sua autografia; se ne sottolineavano le affinità da un lato con la Sibilla Cumana della Volta sistina dall’altro con le maschere della Sagrestia Nuova. Panofsky è il primo a rifiutare il nome di Michelangelo per ricondurre il foglio senza giustificazione stilistica alcuna ad Antonio Mini. Berenson nel 1938 prende in considerazione il disegno e lo esclude decisamente dagli autografi michelangioleschi. Il riferimento al Bachiacca suggerito dalla Barocchi trova giustificazione nella fisionomia che l’artista fiorentino aveva assunto negli anni cinquanta del secolo scorso nel pieno delle discussioni sul Manierismo: basta pensare che a lui furono assegnate le “teste divine” e perfino la Cleopatra (cfr. cat. 00). I modelli di teste femminili studiati da Michelangelo nei disegni destinati a Gherardo Perini intorno al 1525 definiti da Vasari “teste divine” mostrano soluzioni ornamentali altamente sofisticate non prive di analogie con il “segno prezioso e sottile” (Barocchi) di questo foglio. Proprio in prossimità delle “teste divine” è da collocare come suggeriva il Tolnay questo disegno. La vecchia con il capo avvolto in un panno e lo sguardo fortemente concentrato mostra notevoli analogie con quella che compare in basso a destra in uno dei tre celebri fogli con “teste divine” del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. L’intensificazione fisiognomica sembra far emergere un sostrato leonardesco: e ancora una volta il nome di Leonardo era stato evocato per il profilo di vecchio visibile sul verso della Cleopatra.&vaiacapo;Il disegno è vergato su pergamena supporto tutt’altro che comune nel corpus michelangiolesco.&vaiacapo;&vaiacapo;Bibliografia: Erwin Panofsky Kopie oder Fälschung. Ein Beitrag zur Kritik einiger Zeichnungen aus der Werkstatt Michelangelos in “Zeitschrift für bildende Kunst” N.F. LXI 1927-1928 p. 242; Bernard Berenson The Drawings of Florentine Painters 3 voll. Chicago 1938 II p. 226 n. 1655a; Paola Barocchi Michelangelo e la sua scuola. I disegni di Casa Buonarroti e degli Uffizi. I disegni dell’Archivio Buonarroti 3 voll. Firenze 1962-1964 pp. 240-241 n. 190; Charles de Tolnay Corpus dei disegni di Michelangelo 4 voll. Novara 1975-1980 II p. 91 n. 309.&vaiacapo;"><input type="hidden" name="img4" value="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_210.png"><input type="hidden" name="txt4" value=""><input type="submit" class = "myButton" value=""></form>
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<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3523">D_77 A</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=867"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0014_A_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0014_A_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=867">Studio di fortificazione per la Porta al Prato di Ognissanti (R)</a></p>
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<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=789"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/0003_F_R.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="0003_F_R" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=789">Testa di vecchia</a></p>
</li>
<li><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3838"><img width="700" height="394" src="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/bigwp/wp-content/uploads/featimg/D_210.png" class="attachment-700x394 wp-post-image" alt="D_210" /></a>
<p class="flex-caption"><a href="http://www.michelangelodigitalmuseum.com/?p=3838">D_210</a></p>
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